La tecnica di pattinaggio, detta anche passo pattinato o, più propriamente, skating, è piuttosto giovane poiché incomincia a fare la sua comparsa agli inizi degli anni 80. Ad alto livello uno degli sperimentatori di un nuovo passo fu il finlandese Pauli Siitonen che, nella stagione invernale 1981 – 82, cominciò ad usare un passo che venne poi chiamato dai tecnici federali come “scivolata spinta pattinata”. Nata inizialmente come tecnica puramente agonistica, è stata ben presto assimilata anche da sciatori meno provetti, per merito soprattutto della Scuola Italiana di Sci.
Nella tecnica di pattinaggio gli sci non procedono nel binario, ma scorrono alternativamente, divaricati di punta, su un terreno privo di tracce e diagonalmente rispetto al senso di marcia. A differenza della tecnica classica, lo sci, durante la spinta dell’arto inferiore, è sempre in movimento, di conseguenza i tempi di applicazione della forza possono essere prolungati. Il contatto sci/neve avviene sullo spigolo esterno. Per ottenere poi la spinta lo sci deve essere posto sullo spigolo interno e divaricato di punta in modo da creare una superficie di appoggio perpendicolare alla composizione laterale della direzione di spinta e consentirne quindi la sua efficacia senza “scappare” lateralmente. Il vantaggio, in termini di rendimento, è che durante l’azione di spinta dell’arto inferiore lo sci può continuare a scorrere nella sua direzione consentendo così allo sciatore di mantenere la velocità anche in fase di spinta. La velocità di avanzamento risulta così più elevata rispetto alla tecnica classica. I passi della tecnica di pattinaggio presentano sempre il lavoro combinato in coppia degli arti superiori e si eseguono solitamente fuori dalle tracce. Ogni passo di pattinaggio è composto da due pattinate, gli arti superiori coadiuvano l’azione di spinta di quelli inferiori, muovendosi il più possibile vicini al piano sagittale in modo da indirizzare le spinte nella direzione di avanzamento.
